VIII: Fontanazzo - Val de Crepa - Pian de Siele - Crepa Neigra -
Pian de Siele - Ciampac - Alba di Canazei - Fontanazzo
(a piedi)

In vetta alla Crepa Neigra.
Sullo sfondo il gruppo del Sella

Una marmotta di vedetta nella Val de Crepa

Nuvoloni cupi ma suggestivi sul gruppo del
Sassolungo dalla vetta della Crepa Neigra

Trentino o Arizona?...
La Crepa Neigra dal Ciampac

Per l'idea di questa gita, quantomai interessante, devo ringraziare l'amica Rina Chiocchetti di Moena, le cui scalate hanno fatto la storia dell'alpinismo fassano al femminile. Conoscendo la mia voglia di escursionismo solitario, un anno fa mi raccomandò di andare nella zona della Crepa Neigra, descrivendomela come affascinante e molto poco battuta: cosa piuttosto sorprendente, essendo ormai sempre più scarsi gli itinerari della Val di Fassa in cui capiti di incontrare un basso numero di gitanti. Non potevo dunque astenermi dal fare il bel giro che mi era stato consigliato. Da Fontanazzo, attraversato il torrente Avisio, il sentiero si inerpica subito ripidissimo: in poco tempo guadagno molta quota. Le giornate torride della prima metà di agosto sono fortunatamente un ricordo, e la fatica è stemperata dall'aria frizzante del mattino. Continuo a camminare nel bel mezzo di una vegetazione fittissima, fino a quando la visuale si apre un po': gli alti arbusti lasciano intravedere alcune baite che a onor del vero danno l'aria di essere abbandonate, antico retaggio di una pastorizia d'alta quota che fatalmente va scomparendo. Oltre i 2000 metri, la Val de Crepa si fa meno erta e più panoramica: alla mia sinistra s'impone il solitario massiccio della Crepa Neigra, mentre davanti a me corre il crinale del Pian de Siele. La pace è totale e, come speravo, sono l'unico escursionista su questo versante. A giudicare dai frequenti fischi ci sono parecchie marmotte, e infatti scorgerle è oggi molto facile. Una di queste è a pochi metri da me, e dimostra di non avere nessun timore: mi osserva attentamente, certo, ma non manifesta intenzioni di fuga. Si vede proprio che qui la presenza umana è molto scarsa, o comunque non tale da perturbare in misura significativa le abitudini di questi simpatici animali. Prendo la macchina fotografica facendo attenzione a non compiere movimenti bruschi, dopodiché riesco ad immortalare l'amico roditore mentre è appollaiato sulle zampe posteriori. Tento di avvicinarmi sempre più, ma noto che rimane un certo 'limite di sicurezza' che non mi è concesso di oltrepassare: se ci provo, anche molto adagio, la marmotta si sposta flemmaticamente qualche metro più in là. Riprendo la salita, e ben presto mi accorgo che in quest'ultimo tratto della Val de Crepa il sentiero non sempre è ben tracciato. Perdere del tutto l'orientamento è impossibile, però, non conoscendo la zona, fatico un po' a capire verso quale parte del Pian de Siele convenga puntare. I segnavia rossi scompaiono per lunghi tratti, poi ricompaiono per miracolo, e magari sulla sponda opposta del rio che solca la valle. A parte qualche lieve indecisione e perdita di tempo, alla fine giungo ai 2361 metri del Pian de Siele. Mi affaccio sul versante opposto, quello che porta al Ciampac, e vedo che laggiù la situazione è alquanto diversa: c'è molta gente presso i vari rifugi nella conca. Inutile dire che tutti sono arrivati là servendosi della funivia che parte da Alba... Dopo una breve sosta, mi avvio subito verso la più impegnativa ascesa finale, già esaminata su un libro che peraltro mi sono portato con me dentro lo zaino. Dal Pian de Siele aggiro la Crepa Neigra sulla sinistra; giunto alla forcelletta che separa questa montagna dal Col Pelous, comincio a studiare la possibile via per la vetta. Manca, infatti, un vero sentiero, e devo basarmi sulle poche tracce che scorgo qua e là. Oltretutto si devono superare diverse scarpate in cui l'erba spesso lascia il posto a brevi passaggi su roccia: qui l'esperienza di montagna è in effetti importante, perché devo capire in anticipo qual è il tracciato più logico ricordandomi, nel contempo, dov'ero passato in precedenza qualora fosse necessario ritornare indietro. E' comunque divertente questa prova con me stesso; con calma e attenzione rimonto o aggiro alcune anticime, arrampico per alcuni metri, passo in costa su tratti un po' esposti, e senza patemi d'animo mi ritrovo sull'ampia dorsale di vetta. Provo un'immensa soddisfazione per la riuscita di questa piccola "impresa", e la gioia è accresciuta dall'infinita costellazione di montagne che mi ruota intorno: sono nell'ideale centro di un cerchio che comprende il Collac, la Marmolada col Gran Vernel, il Sella, il Sassolungo, il Catinaccio... solo per citare i nomi più importanti! Il cielo va facendosi cupo e la temperatura si è consistentemente abbassata, tuttavia i 1150 metri totali di dislivello e soprattutto lo splendore del luogo mi invitano a sostare. Mi copro e mangio, dopodiché torno indietro. Per fortuna ricordo bene il percorso della salita, e senza problemi ritrovo la forcelletta e quindi il Pian de Siele. Scendo nella conca del Ciampac; da lì ovviamente rinuncio a servirmi della funivia e affronto il ripido tracciato che sbuca in Val di Fassa all'altezza di Alba. Manca poco, ormai, e cioè quella parte di ciclabile che, dopo Canazei e Campitello, riconduce a Fontanazzo. Arrivo alla macchina e guardo l'orologio: ho camminato ben otto ore in tutto, e a confermarmelo è anche il dolore ai piedi...

[Dolomiti 2003]